Gioia ed emozione: Papa Francesco torna a casa!
Dopo 39 giorni di ricovero al decimo piano del Policlinico Gemelli di Roma, Papa Francesco è stato dimesso questa mattina poco dopo le 12:00. Prima di lasciare l’ospedale, si è affacciato per salutare gli oltre tremila fedeli accorsi per rivederlo, dopo aver pregato instancabilmente, giorno e notte, per la sua guarigione.
Sono stati giorni intensi, spesso segnati anche dallo sconforto. Lo stesso professor Alfieri, intervenuto ieri in un punto stampa, ha dichiarato che il Papa ha rischiato la vita per ben due volte durante il ricovero. Tutti abbiamo ancora viva nella mente l’immagine di quel primo giorno, che ha destato preoccupazione nel mondo intero: notizie preoccupanti arrivavano quotidianamente dalla Sala Stampa vaticana, tenendo tutti con il fiato sospeso.
Un calvario iniziato lo scorso 14 febbraio e non ancora del tutto concluso: sebbene dimesso, il Pontefice dovrà affrontare una convalescenza di almeno due mesi, durante la quale sarà costretto a rinunciare ad alcuni impegni pubblici per evitare sbalzi di temperatura e il rischio di nuovi affaticamenti. Il suo spirito resta forte, ma serve ancora prudenza, sembra confermata tuttavia la vista di Carlo e Camilla d’Inghilterra il prossimo 8 aprile in Vaticano.
Le parole del vescovo Giuseppe
Fedeli che non hanno mai smesso di pregare per la sua salute. Piazza San Pietro, ogni sera, è stata illuminata dalla presenza silenziosa di tante mani giunte, di persone in ginocchio, con gli occhi lucidi, a pregare e sperare. La speranza, proprio quella che il Santo Padre ha definito “luce nella notte”, è diventata la forza che ha unito i cuori, sottolineando quel dono prezioso che ci è stato concesso.
Anche il nostro vescovo, S.E.R. monsignor Giuseppe Marciante è intervenuto al nostro giornale diocesano per esprimere gratitudine: “Al Signore che ha ascoltato le preghiere del popolo e ci ha conservato il Papa. – ha detto – Il mondo ha bisogno della sua voce, flebile ma potente, capace di avere un impatto significativo nel contesto internazionale segnato da venti di guerra. In modo particolare, la sua presenza è preziosa per il tema della pace. È una voce che può sembrare debole, ma ha una forza santa, capace di smuovere le coscienze: una voce ferma, profonda e autorevole. Continuiamo a pregare per lui, accompagnandolo nella convalescenza, e ci auguriamo di vederlo in San Pietro per le celebrazioni pasquali”. Anche la Chiesa di Cefalù ha pregato quotidianamente per la salute del Santo Padre per sostenerlo nel suo magistero e nel suo cammino di guida e pastore di tanti fedeli in tutto il mondo.
Parole che fanno tanto riflettere du quanto il Santo Padre abbia un grande impatto morale e spirituale, specialmente in un mondo, quello attuale, segnato da conflitti, la sua presenza infatti, rappresenta una guida importante per la pace. Di quest’ultima abbiamo tanto bisogno, per far cessare minacce di conflitti e riarmi inutili.
Le dichiarazioni del cardinale Zuppi (CEI)
Ieri, dopo la notizia delle dimissioni di Papa Francesco dal Policlinico, il Cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, ha rilasciato una dichiarazione che pubblichiamo integralmente.
“La notizia delle dimissioni del Santo Padre dal Policlinico A. Gemelli – si legge nella nota – ci riempie di gioia. In queste settimane lo abbiamo accompagnato con la preghiera e continueremo a sostenerlo così come è accaduto nei dodici anni di Pontificato. Durante questa lunga degenza, ci ha mostrato “la ‘benedizione’ che si nasconde dentro la fragilità, perché proprio in questi momenti impariamo ancora di più a confidare nel Signore” (Angelus, 2 marzo). Dalla cattedra dell’ospedale, ci ha ricordato quanto è necessario il “‘miracolo della tenerezza’, che accompagna chi è nella prova portando un po’ di luce nella notte del dolore” (Angelus, 9 marzo). Ora, insieme a lui, diamo “lode al Signore, che mai ci abbandona e che nei momenti di dolore ci mette accanto persone che riflettono un raggio del suo amore” (Angelus, 16 marzo), assicurandogli la vicinanza e la preghiera delle nostre comunità“.
Parole che testimoniano la grande vicinanza della Chiesa italiana al Santo Padre in questo suo delicato momento.
Inutili speculazioni
Addolora profondamente constatare come, in queste settimane, non siano mancati interventi fuori luogo da parte di chiunque si sia sentito in diritto – e con ben poco gusto – di avanzare ipotesi sulla morte del Papa o, peggio ancora, di insinuare l’uso dell’intelligenza artificiale per falsificare la sua voce. Congetture sterili, prive di fondamento, che rivelano una triste deriva: l’uomo moderno, spesso, si lascia irretire da trappole costruite ad arte, mosso non dalla sete di verità, ma dal desiderio di visibilità, fama e vanità, quella che Papa Francesco ha giustamente definito “una malattia spirituale molto grave”.
Quando l’ignoranza urla, l’intelligenza non si abbassa al confronto: tace, ascolta… e sorride con compassione.
Giovanni Azzara
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